Il ruggito dell'ex studente r12 Le One

“Batty Rider” è il nuovo brano di Le One, un giovane dj e producer che seguiamo con attenzione da anni e che tempo fa frequentò r12. Una traccia moombahton, la sua. Il brano viene rilasciato dalla label messicana +Mas e vede un featuring importante: il cantante Richie Loop (nel suo curriculum compaiono collaborazioni con grandi artisti internazionali come Hardwell, Tujamo, Henry Fong, Salvatore Ganacci), giamaicano, una voce incredibile che ricorda Sean Paul e che si sposa perfettamente con la base del giovane produttore. 
Credi che all’inizio del tuo percorso d’artista devi tirare fuori più musica possibile?
“Sto selezionando accuratamente cantanti emergenti che colorino al meglio le sonorità delle mie basi, è attualmente spazio tra il pop-reggaeton e il moombahton. Una cantante americana per il primo disco pop, un jamaicano per il secondo moombahton (Richie Loop), e un cantante spagnolo per il terzo disco in fase di ultimazione. Sono un artista molto eclettico, e tendo a riprodurre sonorità che mi creano emozioni, senza particolari stereotipi. Anche se penso che la dancehall-moombahton possa arrivare molto in alto nel giro di 5 anni nel panorama mondiale”.
Dove lavori ai tuoi progetti?
“Presso l’H-Studio di Hiisak, un forte produttore italiano. Mi sono confrontato con diversi produttori prima di scegliere, preferendo infine il suo metodo di lavoro. Ho firmato il mio ultimo disco con +Mas Label, nota casa discografica messicana. Amo praticamente tutta la musica, e sono interessato a tanti generi. Prima di produrre dancehall e reggaeton amavo l’EDM, ma nella mia tenera gioventù ascoltavo solo rock e metal e suonavo musica classica con il sassofono in un’orchestra”.
Che miscugli di culture diverse.
“Fino ai 17 anni (purtroppo) non mi attirava il mondo della musica elettronica e discoteca, finché un mio amico mi ha spinto ad andarci. Da quel periodo ho scoperto che non amavo ballare, ma mi attraeva tantissimo fare il lavoro di ‘quello che faceva divertire tantissime persone’. Guardavo lui come lavorava e non mi interessava andare a rimorchiare o a ubriacarmi”.
Sei un perfezionista.
“Scelsi la migliore scuola di djing in circolazione, la nota r12 di Milano e una volta uscitone, partendo da un piccolo bar  dove suonavo 6 o 7 ore per 50 euro, mi sono ritrovato ad avere direzioni artistiche di locali esclusivi (es. Villa Fenaroli a Rezzato) e ospitate da guest nei migliori locali del milanese e in giro per l’Italia”.
In Italia, il moombahton funziona tantissimo?
“Al sud, in Puglia più di ogni altra regione, ma ha già raggiunto i migliori locali anche al nord nelle serate urban-hip hop-reggaeton”.
L’esperienza a r12 è stata determinante per la mia carriera come dj?
“Oltre ad affinare le varie tecniche sulle macchine grazie a docenti competenti e professionali, mi ha aperto la mente soprattutto sulla psicologia della pista, la classica lettura della pista, che purtroppo manca a parer mio a più del 50 per cento dei dj in circolazione”.