Da dove nasce la pratica del campionamento

Durante gli inizi del 20esimo secolo, musicisti jazz di New Orleans spezzettavano melodie, lick, progressioni e passaggi di alcuni colleghi musicisti per le proprie performances live. Veniva fatto, ovviamente, come un rispettoso omaggio ai colleghi, spesso molto ammirati reciprocamente. Questo... furto di parti musicali divenne pratica diffusa tra i musicisti dell’epoca, e divertiva anche il pubblico. Il particolare stile musicale, creato dal compositore francese Pierre Schaeffer, era arte sonora più che musica: in sintesi, uno studio del suono che si basava su campionamenti pre–registrati che venivano poi manipolati con l’utilizzo di looping, pitch shifting, accelerazione o decelerazione del pezzo e quanto altro attraverso gli strumenti dell'epoca.
Il tutto venne facilitato infatti dall’invenzione del registratore a nastro, utilizzato come un vero e proprio strumento creativo. Un documentario spiega molto bene la nascita e l’importanza della “Musique Concrète” The Chamberlin (dal 1949 al 1956). Uno strumento musicale, inventato e sviluppato da Harry Chamberlin, fu il precursore del ben più noto Mellotron. Una tastiera elettromeccanica che triggerava campionamenti su nastro di svariati strumenti musicali. La quantità di campionamenti era molto limitata dati i costi esorbitanti del campionamento stesso. 
Oggi i Chamberlin sono oggetti rari e collezionati, dal valore importante. Ecco un demo: The Mellotron (anni ’60-’70) Bill Fransen, un investitore dell’epoca, decise di prendere il concetto del Chamberlin e portarlo al livello successivo spedendone due esemplari in Inghilterra dove, nel 1962, siglò un accordo con la Bradmatic, Ltd. (successivamente conosciuta come la Streetly Electronics) per produrre in massa lo strumento, ottimizzandolo al tempo stesso, con il nome di Mellotron. Il primo esemplare fu il Mark I, clone quasi esatto del Chamberlin – che si evolse successivamente nel Mellotron M400 e, nel 2007, nel Mellotron M4000.
I dj dell’area newyorkese del Bronx utilizzarono la tecnologia in modo diverso da quanto fatto fino a quel momento. Questi creavano i proprio campionamenti autonomamente tramite la manipolazione dei vinili, invece che usare campionamenti isolati. Questo tipo di tecnica rivoluzionò totalmente lo stile hip–hop e la cultura musicale. I breakbeat venivano campionati di frequente, in quanto erano ottimi da utilizzare come base per il rap (soprattutto freestyle) e la dance.
Nel 1976 fu inventato da Harry Mendel il primo campionatore monofonico digitale, Computer Music Melodian, e venne subito acquistato nel 1979 da Stevie Wonder che lo utilizzò nel suo disco “Journey Through The Secret Life of Plants”. Nel 1979, da Peter Fogel e Kim Ryie fu creato il Fairlight CMI (acronimo di Computer Musical Instrument), all’avanguardia per l’epoca, tanto per la polifonia quanto per il fatto che comprendeva anche un sintetizzatore digitale e una digital audio workstation (DAW) al proprio interno. DJ Shadow ci ha tirato fuori nel 1996 addirittura un album, "Endtroducing", fatto di soli campionamenti, per la gioia di un infinito studio legale.
Poi, l'AKAI MPC Series in particolare (soprattutto l’MPC60) così come l’E-MU SP-1200 giocarono un ruolo fondamentale nella resa sonora di centinaia di dischi hip-hop passati alla storia, permettendo ai musicisti di creare una canzone completa senza bisogno di uno studio discografico. Uno dei campionatori professionali ad alta qualità più famosi rimane sicuramente l’Akai S-9000. Il campionamento è andato di pari passo con battaglie legali per presunte infrazioni del copyright, soprattutto durante gli anni ’80 e ’90 ma ora la legge è molto chiara e permette di campionare legalmente senza problemi.
Oggi invece abbiamo raggiunto un livello di campionamento altissimo. La strumentazione attuale ha innalzato molto il livello di creatività e innovazione che il pubblico richiede e pretende dai musicisti e dai creatori di musica in generale. I campionatori odierni possono essere smartphone, tablet o computer vari in cui risiedono software avanzatissimi.

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