Gli anni Novanta sono finiti

Dovrebbe fare riflettere tutta la categoria, il reportage di Repubblica realizzato insieme a M¥SS KETA negli scorsi giorni. La nuova tendenza del divertimento è precisa: seguire le segnalazioni su Whatsapp, ritrovarsi cona la propria comunità nei luoghi dove si può parlare, bere e anche ballare senza spendere troppo e, soprattutto, spostarsi da un posto all’altro seguendo un appuntamento lampo ricevuto su un gruppo su WhatsApp. "Comunque l’idea che se non esci la sera sei uno sfigato te la inculca il sistema sociale, che trasforma in consumo anche il tempo libero. In un mondo così, l’ultima ribellione possibile è annoiarsi tutti insieme", dice M¥SS KETA.
Tra una riflessione e un “Negroni sbagliato” la lunga notte del Venerdì continua al bar Picchio, in zona Porta Venezia, che fino a qualche anno fa sembrava lontano anni luce dalla movida, mentre oggi è affollatissimo. "Qui sei in centro e spendi solo tre euro per un drink". Dopo selfie e chiacchiere al Mono, bar Lgbt, la notte prosegue al Love, un club con ottimi dj set nato sulle ceneri di un locale per scambisti. "Oggi sono sparite le tribù. Vai in un posto perché ti piace la serata e sono i social a determinare le tappe del pellegrinaggio notturno". Quindi, il popolo delle discoteche deve cambiare registro. Gli anni Novanta sono finiti. I nuovi tempi sono aggreganti, sono community di persone che si muovono insieme e vogliono dialogare mentre in discoteca non lo si fa.
Forse non è l’epoca delle grandi discoteche spersonalizzanti ma dei club. Vince il modello di Riccardo Tarantoli, presidente del SILB a Firenze: zona food, zona karaoke, zona disco, spazio per parlare e per sentirsi a casa. Una sorta di club dove la parte disco è gestita in maniera non massificante e tutto sommato domestica. Ma vedremo qual è la formula adottata in Versilia, dove le serate disco e dee jay scelgono la formula del revival anni Novanta e del reggaeton.

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