"Io sono quello che suono"

Con le playlist oggi catalogare la musica è molto più facile e l’identità personale sembra non soffrirme: per tutti, un sound, una selezione e anche un genere sono una specie di biglietto da visita che esibiamo in qualsiasi contesto sociale per affermare la nostra personalità e la nostra appartenenza a un gruppo, a una elite, a una classe sociale. Da sempre siamo quello che ascoltiamo. Anche nell’era dello streaming le nostre preferenze tra generi dicono molto, di noi e non solo. Spotify e i maggiori servizi online conoscono alla perfezione i nostri gusti musicali e li utilizzano non solo per consigliarci nuove canzoni, ma anche per proporre spot mirati sui nostri interessi. Si tratta di artisti, brani e album ma anche di libri, vacanze, servizi. Così oggi è ancora più vero: siamo quello che ascoltiamo, specialmente e sempre di più, come consumatori. 

 

Ascoltiamo playlist personalizzate Le playlist personalizzate e condivise sui social network possono ancora svelare i vari aspetti della personalità? Nell’era a cavallo tra lettori mp3, pirateria, smartphone e streaming, catalogare musica è diventato più semplice, oltre che indispensabile. Ci sono cose a cui nemmeno gli algoritmi più sofisticati possono arrivare, specie quando si parla di emozioni. Personalizzare le playlist è la sfida di tutti i grandi servizi di streaming da Spotify in poi. Gli utenti sembrano sempre più pigri e dopo che è stata eliminata qualsiasi azione fisica, come togliere il disco dalla custodia, metterlo sul piatto del giradischi o nel lettore cd. Non bisogna e non serve più fare fatica, sia nello scegliere che nell'ascoltare.

 

I ricercatori del Palo Alto Research Center e del Georgia Institute of Technology, hanno studiato come le raccolte musicali siano un sistema infallibile per trovare affinità lavorative e caratteriali e saldare relazioni sociali all’interno di gruppi di lavoro. Ma anche in politica analizzare le playlist musicali dei potenziali candidati consente ad esempio di individuare quelli con maggiori possibilità di incontrare gli umori della gente all’interno di determinate comunità. Siamo quello che ascoltiamo è un principio molto globale che mira a trasformare la musica in strumento di marketing condito da vari manuali e pubblicazioni.

 

Questa così è anche un'occasione per mettere luce su "D.J.", un brano musicale di David Bowie scritto in collaborazione con Brian Eno e Carlos Alomar. Cinico commento sul nascente culto dei dj negli anni Settanta, la traccia è notevole soprattutto per l'assolo di chitarra ad opera di Adrian Belew in essa contenuto, che venne registrato nel corso di molteplici take, poi mixate insieme per la versione definitiva del brano che appare sull'album. Il singolo era una versione accorciata, ma ancora troppo poco commerciale per sfondare davvero in classifica. Il 45 giri raggiunse la posizione numero 29 in Gran Bretagna, e la numero 106 nella classifica Billboard Bubbling Under the Hot 100 negli Stati Uniti.


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