Esce il libro “Contro la musica”, la nuova critica di Michele Monina

“Contro la Musica” di Michele Monina, edito da Laurana Editore nella collana Decibel (208 pagine; € 15,00;  formato 14 X 21 in brossura cucita), è  l’ennesimo e dirompente pensiero contro il panorama musicale italiano. Un libro arrabbiato ma che non manca di ironia, spregiudicatezza e di una certa dose di umorismo. Potrebbe sembrare il libro nero della musica italiana ma non lo è; o potrebbe sembrare il libretto rosso della musica italiana, manifesto di resistenza sonora, ma, no, niente di tutto ciò. Trattasi di una voce influente, un grido contro la discografia illuminando i risvolti più oscuri del mondo della musica di oggi.

 

Perché certe canzoni passano solo in certe radio? Come mai a volte si va a concerti dichiarati sold out ma che in realtà sono dei flop? Perché Spotify muove miliardi di dollari ma rende poveri i cantanti? Questi e altri sono gli interrogativi che esaminano la discografia, i live, la radiofonia e molto altro ancora. Con uno stile irriverente e ironico, Contro la musica celebra il ritorno del più maleducato dei critici del panorama musicale italiano.

 

Nato ad Ancona il 2 giugno del 1969, Michele Monina è uno scrittore, critico musicale, speaker radiofonico e autore televisivo italiano che racconta il perché di questo libro: “Il fatto è che mi sono ritrovato a scrivere di musica, questo in fondo è il mio mestiere, cioè quello di scrittore e di critico musicale, nel momento esatto in cui il mondo della discografia, da non intendersi solo come industria dei dischi, intendiamoci, ma filiera o comparto musicale, cioè anche concerti, radio, e oggi streaming e quant’altro, stava esplodendo. O stava implodendo. Insomma, mi sono trovato a raccontare l’Apocalisse nel momento esatto in cui l’Apocalisse avveniva”.

 

Interessanti le ultime dichiarazioni rilasciate al sito ultimavoce.it. “Hai la percezione che Roshelle e la Lamborghini abbiano lasciato un minimo segno?”, chiede Monina. “Direi di no, proprio perché l’esposizione di tette e culi è del tutto pretestuosa e poco o per niente legata alla poetica. Diverso è per Baby K, decisamente più pervasiva, ma nel suo caso l’essere femmina e esporsi come tale, è un compendio alle sue canzoni, che in maniera leggera parlano di desiderio come soggetto e non come oggetto (esattamente all’opposto delle altre due)”.

 

E ancora, allo stesso sito: “ho scelto di essere riconosciuto principalmente come critico musicale, ponendo questo ruolo sopra gli altri che svolgo. E proprio il mio farlo da uomo libero, in un mondo di pecore, mi ha dato una visibilità clamorosa, oltre che una credibilità rara. Gli attacchi sono conferme di quanto sto facendo di buono, specie quelli fatti alle spalle da parte dei colleghi. Non posso essere tacciato di essere rosicone, perché nel mio campo non credo di avere qualcuno cui guardare con invidia. Anzi”.

 

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