La (nuova) legge di Moore e l'inattesa fiducia nell’industria musicale

La legge di Moore non è quella di Gordon Moore, che analizzava la complessità di un microcircuito, misurata ad esempio tramite il numero di transistor per chip, che raddoppia ogni 18 mesi e quadruplica quindi ogni 3 anni. La legge di Moore è nuova e la sta per scriverte Frances Moore.Si tratta di uno dei personaggi più influenti del music business.

 

Lo dice Billboard e lo replica il Sole 24 Ore dal suo sito. Dal 2010, Frances Moore è CEO della Federazione Mondiale delle Major discografiche, la IFPI. E oggi asserisce che l’algoritmo ha rivoluzionato il settore, ma la differenza la fa il talento.

 

"È vero che l’industria discografica è stata colpita da un significativo calo delle entrate, a causa della rivoluzione digitale e della pirateria", fa sapere Moore dal sito del Sole 24 Ore. "Ci sono due modi per affrontare un evento drammatico. È possibile arrendersi o combattere. L’industria ha scelto di combattere. Lo ha fatto in tre modi: ha preso provvedimenti per affrontare la violazione del diritto d’autore online così da liberare lo spazio per nuovi servizi di musica online perfettamente legali: ha evoluto il suo modello di business: le case discografiche hanno investito per rendere oltre 50 milioni di tracce fruibili attraverso centinaia di servizi digitali; ha educato i fan ai nuovi servizi e ai nuovi modi in cui è possibile entrare in contatto con gli artisti. L’industria musicale si è trasformata per l’era digitale, per prima e in misura maggiore di qualsiasi altro settore creativo".

 

Quasi il 60 per cento delle proprie entrate proviene dai formati digitali. Le case discografiche continuano a investire ogni anno 5,8 miliardi di dollari in marketing e A&R, come parte fondamentale del proprio business Come sono cambiate, per quanto riguarda le professionalità, le case discografiche dall’età del Cd a quella dello streaming? La funzione principale è rimasta costante: investire e collaborare con gli artisti e aiutarli a raggiungere i fan con la loro musica. Il ruolo della casa discografica come principale investitore in artisti non è mai stato così importante. Le case discografiche continuano a investire ogni anno 5,8 miliardi di dollari in marketing e A&R, come parte fondamentale del proprio business.

 

È cambiato il modo in cui le case discografiche abbracciano la tecnologia. Le etichette stanno lavorando con aziende tecnologiche esistenti e start-up, affrontando sfide complesse, costruendo sistemi e diritti di compensazione per creare esperienze musicali entusiasmanti, ma facilmente accessibili ai fan. Un esempio chiave è rappresentato dagli smart speaker: le case discografiche si impegnano a fondo per garantire che, quando qualcuno richiede il nuovo singolo della propria band preferita, lo smart speaker abbia i dati giusti per riprodurlo. Oggi, le aziende di settore cercano spesso lanciare artisti che abbiano successo a livello globale fin dal primo giorno. Questo ha comportato lo sviluppo di team regionali che comprendano i mercati locali e le maniere migliori per coinvolgere i fan del territorio.

 

Nessuno deve fare una scelta binaria tra suonare dal vivo o produrre musica. Ad alcuni piace strutturare il proprio lavoro in album. Ad altri piace pubblicare singoli al di fuori del formato tradizionale dell’album. E altri ancora amano esibirsi dal vivo e altri ancora mettono il focus su uno studio di registrazione.

Warner, Sony e Universal hanno investito milioni di euro in risorse umane e digitale per sviluppare piattaforme e portali che forniscono agli artisti dati e supporto, ma questi devono essere in grado di espandere la propria portata e raggiungere le fan base ovunque, in un ambiente con più musica che mai. "Le case discografiche stanno investendo nelle risorse e nelle competenze sia a livello nazionale che globale per raggiungere questo obiettivo. Lo streaming è certamente il motore della crescita. Le case discografiche utilizzano i big data per supportare il loro processo decisionale quando si tratta di lanciare artisti. Hanno investito in tecnologie e infrastrutture che permettono loro di comprendere il coinvolgimento dei fan e, assieme agli artisti e ai loro manager, le usano per guidare la propria strategia di engagement". chiosa la Moore.

 

Essere in grado di interpretare le tendenze dei consumatori a livello globale permette anche alle case discografiche di lanciare artisti in nuovi mercati in tutto il mondo. Sia dal punto di vista creativo che in termini di marketing globale e di comprensione delle preferenze dei consumatori, l’intelligenza artificiale può svolgere un ruolo di supporto. Ma non sostituirà il talento degli artisti e la loro capacità di creare connessioni significative con i fan attraverso la loro musica registrata. Istinto ed esperienza restano insostituibili. "Se si guarda la fotografia del mercato mondiale al 2018, l’Asia pesa sempre di più", aggiunge Moore", "anche in virtù del fenomeno K-pop in continua ascesa. Nel nostro Global Music Report, quattro dei primi dieci mercati musicali sono in Asia e Oceania: Corea del Sud, Cina, Giappone e Australia. L’industria musicale è diventata globale e il K-pop è un grande esempio di come il linguaggio non sia più una barriera per gli appassionati di musica. Ci sono mercati ad alto potenziale in America Latina, Asia, Africa e Medio Oriente che ci aspettiamo continuino a crescere man mano che le case discografiche costruiscono partnership e investono sul territorio. Tuttavia, questo non andrà a discapito della cultura musicale di ciascun paese".

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