La politica nella musica elettronica e la musica elettronica nella politica

Gli ultimi anni di musica dance, di djing, di clubbing e di elettronica hanno visto un aumento dell'impegno nei confronti delle questioni politiche. Materie come uguaglianza di genere, omofobia, razzismo e classe vengono discusse più frequentemente da vecchi e nuovi media, spesso coinvolgendo dj, produttori, imprenditori e artisti. Ogni tipo di lavoro avrà sempre un contingente che avvertirà di tenere lontana la politica da certi giochi ma questo non basta.

 

"Tenere la politica fuori dalla musica" è il grido di battaglia del vero edonista ed è comprensibile. Party poi in inglese significa sia festa che partito e questa a livello globale non è una gran bella cosa. Dimentichiamo la realtà mondana e la nostra costante cronologia a flusso delle preoccupazioni internazionali, il centro della pista da ballo alle 3 del mattino o in mezzo al co2 di un festival quando un dj lancia le torte verso il pubblico non sono i momenti migliori per discutere di come la discriminazione sistematica continui a rafforzare il divario retributivo di genere o per valutare i possibili nuovi mercati.

 

La scena è nata da un bisogno di comunità per persone spesso spinte ai margini della società. Gran parte della cultura della musica da ballo deriva da lunghi dj set, party in bui magazzini, promozioni porta a porta con volantini, poi sms e oggi via social. La comunione e la socializzazione nata sotto una luce stroboscopica è stata in gran parte generata e guidata dal movimento LGBTQ, da gente di colore e di origine ispanica negli Stati Uniti degli anni '70.

 

L'ethos di inclusività su cui è stata fondata la discoteca ha plasmato da sempre il carattere della cultura della musica dance e della scena underground. Spesso street parade e rave servono come metodo di protesta al di fuori dei palazzi di potere. In una società rigorosamente conservatrice con dure leggi sulla droga e omofobia sociale, i frequentatori dei clubs si organizzano a ritmo di techno, suono della rivolta: i sound system in strada sono il supporto a tanti slogan.

La politica è sempre stata una parte della musica dance. La resistenza sotterranea, anti-corporativa e anticommerciale spesso si scontra con dinamiche politiche fatte di discoteche chiuse, mamme antirock (chi non ricorda i primi anni '90 in Italia?) e lamentele sui rumori provocati da chi fa festa. Anche fare il dj o organizzare eventi è diventata una questione politica, lo si nota dal club patinato in provincia all'evento ncel centro sociale: musica diversa, consumi diversi, frequentatori diversi.

 

Ci sono davvero due target nel settore del ballo? Davvero uno è più legato al laboratorio, ai centri sociali e al suono avanguardista, al mondo della sinistra, e l'altro più patinato, di destra, consumista, volto a un pubblico amante di specifici status, come musica pop dance, luxury e belle donne? Sàndor Von Mallasz dalle pagine del libro "EDM - E Dio Mixa" diceva: “L’impressione è quella. E forse sono anche più di due. Se vai a vedere i Moderat, i Justice o Martin Garrix ti troverai di fronte a tre pubblici sostanzialmente diversi, per quanto possano esistere dei punti di contatto tra loro”. L'imprenditore Lello Mascolo aggiungeva: “Ci sono più di due target nel settore del ballo con tantissime sfumature diverse, ma per semplificare le cose diciamo che tutti questi rivoli rivoli che vanno a confluire in queste due due macroaree”.

 

Fabrizio Galassi di Billboard precisava: “Il pubblico legato al concetto di status (sociale o symbol) è appassionato, come dici tu, di estetica, dell'apparire, di mostrare e mostrarsi. Oggi è a musica elettronica di consumo, ieri era la discomusic, negli anni '90 la commerciale e il club esclusivo. È un target commercialmente interessante perché è disposto a spendere, quindi le aziende mirano a commercializzare prodotti proprio per questo segmento. La parte più avanguardista è quasi esclusivamente dedicata agli amanti della musica, ai quali basta un gin tonic per andare avanti tutta la sera. Oneohtrix Point Never, se c'è qualche pazzo che lo vuole ballare, non potrà entrare nelle playlist degli amanti dello status symbol, perché li oscurerebbe”.

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