Parigi, rave, robot e corpi contorti: come la musica elettronica ha ricablato il mondo

Nella Philharmonie de Paris, Jean-Yves Leloup, organizzatore di "Electro", sta riflettendo sul motivo per cui quella che potrebbe essere la mostra più completa mai realizzata sulla storia della musica elettronica si svolga nella capitale francese. "Non capisco perché i tedeschi o gli inglesi non lo abbiano fatto prima", dice alzando le spalle. "Ma abbiamo una storia di musica elettronica intensa, in Francia, dalla musica concreta a Jean-Michel Jarre a Cerrone e alla Disco, sino all tocco francese dei Daft Punk e alcune popstar dell'EDM. Forse gravitiamo sulla musica elettronica perché non è troppo orientata al rock'n'roll, che è di proprietà anglosassone", sentenzia Jean-Yves Leloup. 
"Ai francesi è sempre stato detto che non sanno cantare in inglese molto bene o che il francese non suona bene nel rock'n'roll, quindi immagino che fosse la cosa giusta da fare". Il punto? "I rave sono stati un fenomeno sociologico. C'era qualcosa che stava accadendo esteticamente: luci, fumo, un oceano di corpi. Non volevo riportare in auge quel periodo, volevo ricreare solo la sensazione, il vibe sensoriale quando si vive l'elettronica".
Due anni di lavoro ed "Electro" si dimostra oggi un'esperienza audiovisiva travolgente. Ci sono installazioni per gentile concessione dei Daft Punk (i modelli a grandezza naturale del duo accompagnati da un robot; un film in 3D dei Kraftwerk; una colonna sonora di cinque ore di Laurent Garnier che entra grazie a delle cuffie nelle orecchie degli ospiti; sculture fatte di dischi in vinile disposti a imitare la forma d'onda SoundCloud del brano del 2012 di Benga "I Will Never Change"; statue di Giorgio Moroder e Brian Eno (quest'ultimo raffigurato sdraiato sul pavimento, presumibilmente in preda al sognare musica ambient); e un paio di pezzi fantastici di designer e architetti digitali della Parigi che fu. 
Il sottotitolo della mostra, "Kraftwerk to Daft Punk", suggerisce riflessioni in mezzo a sintetizzatori che assomigliano a centralini telefonici o vasti pezzi di mobili in legno, risalenti a un'epoca in cui la musica elettronica era quasi interamente alla base dell'avanguardia della musica classica, una ricerca intellettuale condotta in studi di ricerca che assomigliavano ai laboratori. Dopo la seconda guerra mondiale, il compositore Pierre Schaeffer in uno studio radiofonico fondò il Groupe de Recherches di Parigi. 
Con l'arrivo della discoteca prima e della musica house poi, tutto è cambiato e lo si evince entrando e uscendo nei corridoi della mostra, alle pareti dei quali vaste collezioni di volantini dei primi club house di Chicago alla Second Summer of Love del 1988 fanno capolino.

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