Novità sulla legge sul Copyright, il Parlamento europeo approva la direttiva Ue

Come riporta anche Il Sole 24 Ore, il Parlamento europeo ha dato il benestare alla direttiva sul copyright contenente le nuove regole sul diritto d’autore. Il via libera dall’aula di Strasburgo all’accordo provvisorio raggiunto a febbraio soprattutto per quanto riguarda internet è passato con 348 sì, 274 no e 36 astenuti. Le nuove norme Ue sul copyright, che includono salvaguardie alla libertà di espressione, consentiranno a creatori ed editori di notizie di negoziare con i giganti del web.
 
“È un momento cruciale per la cultura europea, per l’economia digitale, per la difesa dei nostri valori Ue”, nel giorno della verità per quanto riguarda il recepimento della Direttiva sul copyright da parte del Parlamento europeo a Strasburgo, si esprime in questi termini la commissaria Ue al digitale Mariya Gabriel. “La nuova direttiva - ha affermato - permetterà di adeguare il diritto d’autore al Ventunesimo secolo”, andando “a vantaggio di autori, interpreti, giornalisti, editori, produttori di film e musicali”. Il testo, ha aggiunto la Gabriel, sosterrà «la nostra stampa e il settore creativo”.
 
“Questa è una grande conquista per tutti gli autori, interpreti,  editori, produttori di musica e di film. Questo è un provvedimento a tutela della creatività italiana ed europea”, dice l'avvocato Giorgio Tramacere.
 
Cosa dice esattamente la direttiva della Commissione (0593/2016). Si aggiorna una regolamentazione sul copyright ferma a un testo del 2001, adeguando i paletti legislativi di allora a un mercato cambiato in profondità dai tempi pionieristici del primo e-commerce (uno dei riferimenti del testo di 18 anni fa era eBay) e di un Web diversissimo da quello di oggi. L'obiettivo è quello di salvaguardare “un elevato livello di protezione del diritto d'autore e dei diritti connessi”, adattando le norme sul diritto d'autore a un mercato monopolizzato da colossi internazionali che fatturano sull'uso – gratuito – di contenuti prodotti da terzi. Come? In sostanza, le piattaforme che monetizzano sull'intermediazione di opere altrui, come appunto Google o Youtube, devono “responsabilizzarsi” e assicurare la stipula di licenze con i legittimi proprietari dei diritti o la rimozione dei contenuti protetti da copyright. A garantire l'una e l'altra condizione sono i due articoli più controversi del testo.

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