Catalogare musica è diventato più semplice e indispensabile

Se l’uomo è ciò che mangia è anche c’è che vive e che quindi ascolta. Con musica molto più facile da catalogare, l’identità personale diventa identità sonora e una specie di biglietto da visita che esibiamo in qualsiasi contesto per affermare e comunicare la nostra unicità. Dopo l’avvento dei dischi in vinile, l’era dello streaming ha ribaltato tutto: Spotify e i maggiori servizi online sanno a menadito i nostri gusti musicali e li utilizzano non solo per consigliarci nuove canzoni bensì per proporre spot mirati sui nostri interessi. 
 
Ci sono cose a cui nemmeno gli algoritmi più sofisticati possono arrivare, specie quando si parla di emozioni. Per questo Google anni fa ha incorporato nei suoi servizi Songza, un servizio specializzato nel creare playlist per stati d’animo e non solo. Nata nel 2010, Songza era una startup a cui lavoravano 50 esperti di musica che programmavano playlist progettate per stati d’animo, attività, ore del giorno o addirittura meteo nella zona dell’ascoltatore. Il servizio è stato poi acquistato da Google per una cifra intorno ai 30 milioni di euro, e ora è in uso su YouTube music migliorando le funzione di ricerca e scoperta di brani, prima gestite solo da algoritmi.
 
Personalizzare le playlist è la sfida di tutti i grandi servizi di streaming da Spotify in poi. Gli utenti sembrano sempre più pigri e dopo che è stata eliminata qualsiasi azione fisica – togliere il disco dalla custodia, metterlo sul piatto del giradischi o nel lettore cd – ora non serve nemmeno più fare la fatica di scegliere cosa ascoltare. Forse sarà per questo che in tanti appassionati tornano al vinile, sta di fatto che le nostre orecchie interessano molto al mercato e non solo.
 
Le abitudini di ascolto sono diventate anche oggetto di ricerche sempre più approfondite da parte di psicologi e sociologi. I ricercatori del Palo Alto Research Center e del Georgia Institute of Technology, hanno studiato come le raccolte musicali siano un sistema infallibile per trovare affinità lavorative e caratteriali e saldare relazioni sociali all’interno di gruppi di lavoro. Ma anche in politica analizzare le playlist musicali dei potenziali candidati consente ad esempio di individuare quelli con maggiori possibilità di incontrare gli umori della gente all’interno di determinate comunità.
 
Trasformare la musica in strumento di marketing condito da vari manuali e pubblicazioni? Già all’inizio della rivoluzione digitale era uscito il libro “The iPod Playlist Book”, vero e proprio manuale sul significato profondo della raccolta musicale: prometteva di svelare i lati oscuri di personalità legate a playlist monotematiche, miste, nostalgiche o progressiste. Ovviamente il volume offriva al lettore una chiave di lettura sulla propria personalità in relazione alla musica ascoltata. Ma lo avevano testato anche su politici, attori e  vip.

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