Cresce l’attesa per l’arrivo di Sissa al Beat & Green

Proseguono gli incontri presso la community r12. Il quinto appuntamento della nuova stagione è fissato per mercoledì 27 febbraio 2019 con un produttore responsabile di decine e decine di hit. E che recentemente ha rilasciato una dichiarazione illuminante per tutti
 
Il quinto appuntamento dell'anno 2018/19 per Beat & Green è fissato alle ore 17,00 di mercoledì 27 febbraio p.v., quando, in cattedra, davanti agli alunni di r12, ci sarà Sissa, celebre produttore per multinazionali. Un vero e proprio hitmaker.
 
PERCHÉ PARTECIPARE: IL PLUS. Quando si è faccia a faccia con un personaggio come Sissa, significa avere la possibilità di relazionarsi con un musicista, compositore e produttore visionario, coraggioso, un vero esperto del settore del pop, conoscitore e professionista dell'industria discografica, responsabile di hit e indiscusso referente della scena mainstream. Un incontro come questo permette di scoprire i segreti della produzione legata ai live, alle relazioni umane con i top dj, sino ad addentrarsi negli aspetti promozionali e legati all’intrattenimento. Una chance, questa, per tutti di imparare a dialogare con uno dei personaggi più interessanti in circolazione.
 
CHI È IL PROTAGONISTA. Rovazzi, Benji & Fede, Il Pagante, Roshelle e Chiara Grispo. Le loro produzioni discografiche si sono tutte trasformate in autentiche hit e in alcuni casi in fenomeni virali e di costume. Successi che hanno un comune denominatore che non consiste in un algoritmo: in atteso che quest’ultimo sia inventato e soprattutto testato - se parla da tempo - quello che conta è sempre e comunque il fattore umano. Marco Sissa (classe 1985, nato a Brescia) è un algoritmo in persona, l’hitmaker che a fianco e sempre dietro le quinte ha lavorato ai brani di Rovazzi, Benji & Fede, Il Pagante, Roshelle e Chiara Grispo. Il suo percorso è iniziato con la dance nel 2011 grazie a Melodica Records, per proseguire con le migliori produzioni di Merk & Kremont e Marnik, ai quali come a tanti altri produttori e dj ha saputo fornire la sua visione d’insieme e autentici cambi di prospettiva. Un know how che l’ha portato a diventare l’unico songwirter italiano alla corte di Andrew Bullimore, autore inglese tra i più in auge al mondo (Galantis, Sigala, Aloe Blacc), con il quale scrive e collabora quotidianamente. Vero e proprio autodidatta, Sissa ha i suoi punti di forza nella sua visione d’insieme e nella capacità di intervenire in qualsiasi punto della filiera produttiva: sa suonare, comporre, cantare e soprattutto produrre. Caratteristiche che l’hanno portato anche a diventare Head Of Music per la società Webstars Channel; la sua firma e la sua voce sono presenti in “We Are The Mars” di Penny on M.A.R.S., sigla della serie tv in onda su Disney Channel. Sue sono le musiche di “Social Dream”, il primo vlogumentary prodotto da Sky, Web Stars Channel e Indiana Production in onda su Sky Atlantic e disponibile on demand: Sissa è autore, produttore e interprete di diversi brani (in particolare “Dreaming Awake”, il pezzo principale); un progetto al quale ha lavorato in collaborazione con personaggi quali Colin Buffet, Seven Skies, Davide Gubitoso e Delayers. Non lo si trova tanto sui social, non ha un proprio sito internet. Giusto per mettere un punto e capo su quanto realizzato sin’ora, ha creato una playlist su Spotify con tutte le sue hit e destinata ad essere aggiornato di continuo.
 
UNA RECENTE E INTERESSANTE DICHIARAZIONE. A seguito di un post su Facebook su quali siano certi limiti nella produzione musicale, soprattutto nel nostro Paese, Sissa ha rilasciato questo interessante pensiero: Senza offesa per nessuno, credo che la questione sia di tipo culturale da una parte e di capacità esecutiva dall'altra. L'Italia é tutto tranne che anglofona, la cultura inglese non è pari ad altri paesi europei dove è da anni introdotta nella vita quotidiana fin da piccoli e quindi nessuno, a parte le nuove generazioni, è spinto comunemente a ragionare e scrivere in quella direzione. A monte di questo, dietro a un brano (inteso come canzone) ci sono gli autori dello stesso, in questo caso posso citare tra gli altri Jamie Hartman che aveva già scritto ‘Human’ di Rag’N’Bone, e sono molte volte i veri artisti che fanno una differenza abissale (mondo dei topliner/songwriter). L'errore è ragionare da music producer elettronico e di usare questi parametri per toccare un mondo, quello dei brani pop di larga diffusione, come se fossero affini. Niente di più lontano. È come lamentarsi del fatto che un libro con la stessa copertina di un grande romanzo debba avere ugualmente successo nonostante il contenuto sia più scarso e dilettante. Calvin Harris ha il dono più unico che raro di raccogliere ciò che di meglio offre la musica dance ed elettronica e immetterlo in brani validi storicamente per artisti pop. Ma la musica elettronica é solo un vestito, un linguaggio. Non esprime la completezza del brano. La canzone, melodia del canto e accompagnamento, è bella fine a se stessa, a monte del vestito che le diamo. Molte volte i bravi produttori e/o gli stessi artisti sono originali o sperimentatori e trovano soluzioni di arrangiamento che esaltano ancora di più la canzone stessa. Ma se la canzone ‘non c'è, non esiste abito che la possa salvare. Al contrario, quando la canzone ‘c'è’ è un sempre verde capace di emozionare il pubblico anche se presentata in varie salse (nella dance ‘L'Amour Toujours’, di successo sia elettronica, che acustica e via dicendo, o qualunque brano che sia coverizzato). L'Italia, e parlo con umile esperienza impegnandomi da anni per sensibilizzare questo aspetto, ha dei bravi produttori che purtroppo oggi confondono il sound con il songwriting: è come una bella donna a cui si toglie il cuore e il cervello. Un involucro, esteticamente senza difetti, ma bello senz'anima, senza quella cosa che batte e crea l'emozione, senza quella cosa che pensa e sa trasmetterla a tutti. Questa è oggi buona parte della dance italiana che guarda al resto del mondo sognando. Trova invece scuse di capire il perché delle cose. Dietro questa canzone ci sono figure molto qualificate a fare quello che fanno, comporre musica, scrivere musica, arrangiare musica ma soprattutto... emozionare; lo fanno bene e lo fanno insieme, perché potrebbero arrangiarsi anche da soli (come Harris) ma l'unione fa palesemente la forza. Esperienza, capacità, doni innati o anni sul campo, lontano anni luce dal fare basi dance con un sequencer”.

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