Quegli strani suoni che hanno cambiato tutto

Come ha riportato il sito Linkiesta, le nuove tecnologie sonore di sintesi hanno rivoluzionato tutto il mondo. Oggi il suono elettronico è ovunque e in qualunque computer c’è una inverosimile quantità di possibilità sonore, inimmaginabili solo cinque anni fa. Enrico Cosimi, uno dei massimi esperti italiani e del mondo, spiega in principio l’elettronica era limitata all’impiego degli organi transistor based (come Farfisa, Vox, Gibson), utilizzati come alternativa al pianoforte. “Se si mettono da parte fenomeni come Keith Emerson, che all’inizio usò il Moog Modular con ‘The Nice’ più per fare effetti che per fraseggi veri e propri, per dimostrare la compatibilità tra rock e synth bisogna aspettare Pete Townshend degli Who”.
 
Il successo dei sintetizzatori nel rock è apparentemente casuale: senza chitarra, il frontliner non può essere tastierista a meno che non sia impegnato in assoli da urlo. “Ma la new wave prima e il synth pop dopo sono stati momenti in cui si è registrata veramente una grande libertà espressiva”, precisa Cosimi.
 
In Italia, il Minimoog su “Impressioni di Settembre” della PFM avrebbe dovuto essere eseguito con tre sax. Ma poi si è sentito attraverso i sequencer di “Baba O’ Riley” degli Who e cosa si potesse davvero fare su un palco e in uno studio. “All’epoca, si diceva ‘i Kraftwerk hanno tolto il sudore alla musica’ e forse è vero, ma hanno dato dignità espressiva all’esecuzione meccanica”, aggiunge Cosimi.
 
Il futuro che si prospetta è fatto di portabilità: “Ogni giorno che passa, vedono la luce quasi 400 nuove app per iPad; di queste, una buona parte sono relative a programmi musicali.
Non mi stupirei se i prossimi concerti di musica elettronica fossero fatti con uno, due o tre iPad… e basta”.

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