Spotify e il grande inganno dei numeri riportato su DJ Mag Italia

“Mai come nell’ultimo anno l’industria discografica è stata così dipendente dall’engagement del web”, scrive il giornalista Federico Piccinini su DJ Mag Italia. Aggiungendo “Mai come negli anni appena trascorsi i numeri hanno fatto la voce più grossa della sostanza musicale. Ma è così. Tristemente o meno, pensare oggi di organizzare l’uscita di un disco senza tener conto di come attirare l’attenzione nelle piattaforme streaming o nei social media costituirebbe far finta di non vedere ciò che è sotto gli occhi di tutti: viviamo sotto la dittatura dei numeri”.
Piccinini mette a fuoco le views su Youtube, i followers su Instagram, gli stream su Spotify. “Chi non ce li ha non ha necessariamente torto, ma chi ce li ha… ha sempre ragione. Le nuove tecnologie e il mindset loro connesso – mai termine più azzeccato – hanno portato benefici ad un ecosistema che da anni vedeva i suoi conti costantemente in rosso, ma c’è più di un motivo per cui prevedere un futuro tutt’altro che roseo. Fin dove sono disposti ad arrivare, gli artisti e i loro team, per assicurarsi il caro e vecchio click?”.
Una certezza è che comanda lo streaming. “Se credete sul serio che si possa costruire una carriera musicale di successo guadagnando dieci euro al mese su Beatport, inutile che proseguite nella lettura. In un recente studio pubblicato, la Goldman Sachs (la più grande banca d’investimenti al mondo) si aspetta che il mercato dello streaming arrivi a toccare 37 miliardi di fatturato entro il 2030; la riproduzione gratuita rappresenta più della metà delle entrate totali del mercato ed è realistico pensare che andrà ad includere sempre più funzioni video-audio pensate appositamente per aumentare la durata della user experience sulle piattaforme”.
 
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