Copyright, parla Mazza: "La riforma UE farà bene alla musica"

Come riporta Agenda Digitale, il voto con larga maggioranza del Parlamento UE sul testo di compromesso del relatore Voss e il relativo mandato a negoziare nel trilogo con Consiglio e Commissione è stato ovviamente un importante messaggio verso l’industria culturale europea da un lato e verso le grandi piattaforme dall'altro.

"Anche se i commentatori, prima e dopo il voto, hanno parlato di confronto tra due mondi contrapposti, in realtà la vicinanza e la collaborazione tra i due settori è ormai consolidata e sviluppata", spiega Enzo Mazza CEO F.I.M.I. (Federazione industria musicale italiana). Nell’era streaming di Netflix e Spotify i contenuti non possono prescindere dalle piattaforme digitali e queste ultime devono riconoscere adeguati diritti per lo sfruttamento.

 

"La direttiva infatti non modifica la struttura giuridica di base esistente, ad esempio nel settore musicale, ma semplicemente opera un chiarimento rispetto alla configurazione ed al ruolo esercitato da alcune realtà, le piattaforme di upload di contenuti, tipicamente video, nei confronti del mercato. Gli emendamenti votati sul testo originario della Commissione, rispetto anche al testo di luglio, liquidato dalla Commissione giuridica, hanno ulteriormente mediato le differenti posizioni, ovvero garantire una remunerazione adeguata dei titolari dei diritti, chiarire la posizione delle piattaforme UGC rispetto all’attuale scenario con riferimento alla responsabilità previste dalla normativa sul commercio elettronico (safe harbour), e le garanzie per gli utenti dei servizi, ovvero gli uploader. Indice degli argomenti Cosa prevede il nuovo testo Vediamo cosa prevede il nuovo testo. Anzitutto la conferma che i prestatori di servizi di condivisione di contenuti online effettuano un atto di comunicazione al pubblico e sono pertanto responsabili del loro contenuto e dovrebbero quindi concludere accordi di licenza equi e appropriati con i titolari dei diritti".

 

Mazza, nella foto, prosegue: "Un passo importante per risolvere la questione del value gap. In caso di conclusione di accordi di licenza, questi ultimi dovrebbero riguardare, nella stessa misura e portata, anche la responsabilità degli utenti che agiscono a titolo non commerciale. Questo è un punto rilevante a tutela proprio degli utenti, dato che fino ad oggi potenzialmente, sarebbero loro ad essere chiamati a rispondere della violazione. Un passo avanti quindi non un passo indietro. Inoltre, come già previsto per l’articolo 11, la responsabilità dei prestatori di servizi di condivisione di contenuti online di cui all’articolo 13 non si estende ai collegamenti ipertestuali per quanto riguarda le pubblicazioni di carattere giornalistico. Un altro punto che aveva generato allarme per ipotesi di censura, nulla di tutto ciò. L’emendamento 147, votato dal Parlamento, esclude le misure tecnologiche previste originariamente nell’articolo 13 della Commissione giuridica".